Moti Bazak
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Su di me

Breve biografia

Moti Bazak è un artista autodidatta la cui ricerca si sviluppa attraverso il recupero e la trasformazione di materiali di scarto. Legno, metallo, carta e frammenti industriali diventano gli elementi di un linguaggio visivo che attraversa pittura, assemblaggio e scultura, esplorando i temi della memoria, della fragilità e della possibilità di rigenerazione.Nato in Ucraina e cresciuto in Israele, Bazak ha sviluppato una pratica artistica profondamente legata all'osservazione della materia e alla capacità di riconoscere nuove possibilità in ciò che è stato abbandonato. Ogni opera nasce dall'incontro tra elementi eterogenei, che conservano le tracce della loro storia pur assumendo una nuova identità.Le sue opere sono state esposte in gallerie e mostre internazionali, principalmente in Europa, dove hanno ricevuto diversi premi e riconoscimenti. Attualmente vive e lavora in Italia, proseguendo una ricerca che indaga il rapporto tra materia, memoria e trasformazione.

Dichiarazione dell'artista

Da bambino ho percepito, quasi senza riuscire a nominarlo, che nel mondo esisteva qualcosa di fuori posto. Come se le cose, in un modo silenzioso ma essenziale, avessero bisogno di essere ricomposte. Ancora oggi quella percezione continua a guidare il mio lavoro.La mia ricerca prende forma da materiali scartati: frammenti di legno, metallo, carta e altri elementi recuperati che hanno esaurito la loro funzione originaria. Ogni superficie conserva le tracce del tempo: usura, ferite, colori e texture raccontano una storia che non desidero cancellare, ma ascoltare.Nel mio lavoro questi frammenti vengono sottratti al loro contesto e messi in relazione tra loro. Materiali un tempo estranei si incontrano e costruiscono nuovi equilibri, dando origine a opere in cui memoria e trasformazione convivono.Per me creare significa compiere un gesto di trasfigurazione. Non per restituire le cose a ciò che erano, ma per rivelare ciò che possono ancora diventare. È un modo di restituire dignità a ciò che è stato dimenticato e di riflettere sulla fragilità, sulla cura e sulla possibilità di un nuovo inizio.Ogni opera invita a rallentare lo sguardo, a riconoscere valore nell'imperfetto e a immaginare che anche ciò che appare perduto possa generare una nuova storia.